Norberto Bobbio (1909-2004) è stato tra le più autorevoli voci della filosofia italiana della seconda metà del Novecento. Nel suo saggio Che cosa fanno oggi i filosofi? è presentata la sua risposta a una fondamentale domanda: qual è il ruolo, l’utilità della filosofia? Si tratta di una questione decisamente attuale, visto che in molti, al giorno d’oggi, si pongono tale interrogativo. Grandi fisici, del calibro di Stephen Hawking, Richard Feynman e Steven Weinberg, solo per citarne alcuni, hanno affermato la morte della disciplina.
Bobbio, in un passo del suo scritto, afferma: “La filosofia è morta! Viva la filosofia!”. Si tratta, chiaramente di una provocazione, perché ciò che accomuna diversi il pensiero di molti critici è l’idea che la filosofia debba dare risposte. È però un concetto errato: essendoci la scienza, non è quello il suo compito. Il suo dovere è quello di stimolare l’uomo a porsi delle domande, perché, come dice Bobbio, “al di là delle risposte della scienza c’è sempre una domanda ulteriore”. Qual è allora, secondo Bobbio, il compito della filosofia? A suo parere, essa deve essere come “una sentinella”.
Le sentinelle, nel gergo militare, sono le unità che devono porre attenzione, sorvegliare, nel caso che, ad esempio, vengano avvistati dei nemici. Nel caso della filosofia, questi sono “il non credere a nulla” e la fede cieca”, ovvero “l’indifferenza” e “il fanatismo”. Entrambi i termini non sono citati da Bobbio, ma ben incarnano il suo pensiero.
“Indifferenza” (dal latino indifferentia, cioè “senza differenza”) indica in questo caso chi crede nell’inutilità di tutto, ragione compresa. Il “fanatismo” (dal latino fanaticum, ovvero “ispirato da una divinità”) rappresenta invece l’atteggiamento proprio di chi sostiene in modo acritico e violento idee e critiche che non si accetta di sottoporre a esame razionale (N.d.A. un esempio, recentemente esaminato qui sul blog, sono i complottisti lunari, per cui “c’è sempre qualcosa che non quadra” anche se porti loro prove concrete).
Secondo Bobbio questi sono i mali da combattere, poiché rappresentano posizione “estreme”, tra cui la filosofia si deve porre.
La questione del ruolo della disciplina filosofica è importante per molte ragioni. Infatti sottolinea la rilevanza della ricerca e della necessità di conoscere, pur mettendo in luce i limiti del sapere. Allo stesso modo né la scienza, né la religione, né qualunque credenza che si reputi “assoluta” devono osare presuntuosamente di poter dare risposte complete. Bobbio quindi da alla filosofia un ruolo attivo: deve prestare attenzione che sia il pensiero acritico, sia l’eccessiva fiducia nelle proprie idee non assumano importanza per la persona.
Ci sarebbe però forse il bisogno di obiettare al professor Bobbio di aver forse posto in secondo piano il significato etimologico della parola “filosofia”: “amore per il sapere”. Essendo tale sentimento una condizione necessaria, come si potrebbe concepire la filosofia senza un certo grado di “fanatismo”? In questo caso, non da fraintendere, la parola assumerebbe un significato positivo, radicalmente diverso da quello individuato da Bobbio: una fiducia incondizionata nella ricerca, pur con i suoi limiti.
In questo caso, sia l’indifferenza che il fanatismo si possono vedere come espressioni di un medesimo atteggiamento: l’ignoranza.
L’indifferente, non volendo prendere posizione, rimarrà ancorato alle proprie idee e conoscenze, anche se scarse. Il fanatico avrà, invece, troppa fiducia nelle proprie idee, anche se errate.
Essendo entrambi gli aspetti facce della stessa medaglia, l’ignoranza appunto, possiamo quindi concludere che sia quest’ultima il vero nemico da combattere.
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